Sensibilizzazione della città

Non c’è reinserimento senza una città solidale e accogliente. Per questo parte integrante del nostro lavoro è l’informazione e la sensibilizzazione sui temi del carcere e della giustizia. Per questo siamo disponibili a incontrare chi voglia conoscere meglio un mondo di cui tanto si parla ma che poco si conosce.
Non sia dato per carità ciò che è dovuto per giustizia.
La condivisione rappresenta il crinale lungo il quale si delineano itinerari credibili, possibili e praticabili di una normalità diversa. Riteniamo che la nostra presenza in carcere sia un modo di vivere il nostro essere cittadini, assumendoci in prima persona i doveri verso la collettività o verso singole situazioni. E come cittadini volontari, crediamo che ogni uomo e ogni donna debbano poter esercitare i loro diritti e i loro doveri.
Siamo convinti che ogni intervento sociale sia anche un processo di elaborazione culturale, un luogo di definizione di pensiero altro. Riteniamo che la nostra presenza in carcere, come quella del volontariato in generale, porti un contributo fondamentale interpretando in positivo la domanda di sicurezza della comunità, dimostrando che le migliori garanzie alla società si danno non escludendo la persona sanzionata, ma aiutandola a diventare un “cittadino”. Perché la capacità di garantire la sicurezza dei cittadini si può misurare sia in termini di risultati di politiche repressive, sia in termini di efficacia delle politiche di reinserimento. Ma la voce dei quasi diecimila volontari che operano nelle carceri è una voce esile, che spesso fatica a farsi sentire, sommersa com’è dal clamore delle indignazioni, delle invocazioni di maggiore durezza, della demagogia facile.
Oggi più di ieri avvertiamo il bisogno di produrre nuova cultura della solidarietà, nuova cultura dei diritti, nuova cultura dell’accoglienza, nuova cultura dell’integrazione sociale. Oggi più di ieri siamo convinti che una solidarietà staccata dalla giustizia non sia altro che un modo per mettersi a posto la coscienza, lasciando le cose come stanno.
Dal nostro lavoro in carcere è emersa la convinzione che solo a partire dalla giustizia sia possibile evitare che la tanto sbandierata solidarietà non si trasformi in assistenza utile solo al mantenimento dello status quo e al soddisfacimento dei desideri di gratificazione di chi la pratica, senza alcuna incidenza sulle situazioni di disagio vissute da chi si trova nel bisogno. La giustizia insomma è l’altro nome della carità e della solidarietà. Per questo pensiamo che per operare all’interno delle carceri in maniera efficace occorra lavorare anche fuori, nel territorio, con le istituzioni, diffondendo una cultura della solidarietà capace di intaccare l’opinione pubblica generale sul carcere e sulle pene.
Per questo il VIC promuove incontri sul tema con gruppi parrocchiali, associazioni, scuole, università, ecc.
Chi fosse interessato può contattarci telefonando il Lunedì. Mercoledì, Venerdi mattina alla segreteria (tel 06.31072994) oppure scrivendo una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

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