Progetti

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Dal 2017 sono attivi 2 progetti distinti.

- "ABELE DIFENDE CAINO" (Caritas Italiana). 

 

Progetto nato per l'assistenza materiale (pacchi indumenti per i poveri), il supporto

 

 

 

- "PIROGA" (progetto realizzato con il contributo della Fondazione Charlemagne). 

 

Il progetto Piroga, iniziato nel 2013, è volto a favorire la riabilitazione, la risocializzazione e il reinserimento sociale delle persone detenute con disturbi psichici, che stanno scontando la pena nella sezione “Minorati psichici” della Casa di Reclusione Rebibbia di Roma.

In una società che tende ormai da tempo a sostituire le risposte sociali con risposte penali, il carcere è diventato sempre più un luogo per i poveri. Negli ultimi anni le carceri sono diventate delle discariche sociali dove depositare quelle persone che anche fuori faticano a vivere. Tra queste ci sono sempre più persone borderline o con disagio psichico. Spesso provengono da famiglie difficili e in condizioni economiche e sociali precarie.

Per chi ha un disagio psichico vivere in un ambiente chiuso e sovraffollato è ancora più duro e la mancanza di stimoli spinge verso una regressione psicosociale. Sostenere, stimolare, far crescere le relazioni interpersonali è fondamentale anche per favorire il reinserimento sociale esterno a fine pena.

Il Progetto Piroga è finalizzato a favorire la riabilitazione, la socializzazione e il reinserimento sociale delle persone detenute con disturbi psichici nella Casa di reclusione Rebibbia, di Roma, secondo le seguenti direttrici:

Il Progetto Piroga si propone di favorire il traghettamento verso un presente e un futuro basati su un migliore rapporto con se stessi e con gli altri, valorizzando le risorse individuali e le relazioni, costruendo un clima sociale all’interno della sezione più coerente con la finalità di reinserimento della pena e cercando di riprendere i rafforzare i legami socio familiari esterni. 

Il progetto si propone anche di combattere l’emarginazione e lo stigma sia da parte degli altri detenuti che del personale penitenziario. Questo rappresenta un insieme di attività del progetto che coinvolge gli oltre trecento detenuti della casa di reclusione e il personale di polizia penitenziaria.

Quattro le direttrici su cui si muove il Progetto:

1.  intervenire sul gruppo dei malati stimolando le risorse individuali e del gruppo con la finalità di far uscire i detenuti dal loro isolamento e introdurre l’idea del mutuo aiuto attraverso la relazione e la condivisione, rendendo il problema del singolo un problema del gruppo;
2.  recuperare il rapporto con i detenuti “comuni” stimolando momenti di “contatto” con il reso della popolazione detenuta;
3.  recuperare il rapporto con il proprio contesto affettivo e sociale, introducendo l’idea del futuro e della possibilità di un progetto di vita valorizzando le risorse individuali;
4.  lottare contro l’emarginazione e lo stigma anche da parte degli altri detenuti e del personale del carcere.

 

    

Il Volontariato

Pochi riescono a capire il vero significato della parola volontariato e cosa significhi essere un volontario: essere volontario richiede grandissimo impegno e tanta attenzione.

Volontariato significa aiutare senza chiedere niente in cambio

Volontariato significa anche saper cogliere quei dettagli e quei consigli che le persone più grandi danno, per crescere e per far crescere tutta l’associazione, oltre che la popolazione.

Volontariato è altruismo, solidarietà ma è soprattutto un’esperienza che cambia la vita e aiuta ad accrescere il proprio patrimonio sociale e personale.

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