Il pronto soccorso sociale

Vivere la condivisione, accompagnare il detenuto nella fase di esecuzione della pena, esercitando l’ascolto e non il giudizio, testimoniando noi per primi il rispetto per ogni diversità, credendo nell’uomo, in ogni uomo e in ogni donna, come risorsa. È questo il cuore della nostra presenza in carcere, del nostro essere volontari in carcere: uomini e donne tra uomini e donne per percorrere insieme una strada di cambiamento fondata sui valori della giustizia sociale, del rispetto, della dignità, della solidarietà.
In questo incontro molte volte ci troviamo a fare quel che viene chiamato il “pronto soccorso sociale”, colmando l’incapacità, la “distrazione”, il vuoto delle istituzioni. È inevitabile: i vestiti per chi è nudo, la ricerca di un medico per chi non riesce a farsi curare, i soldi per chi esce a fine pena e non sa come pagare il biglietto del treno, il disagio di tante famiglie. Come il buon samaritano della parabola dei Vangeli, ci troviamo a far ricoverare a spese nostre il viandante assalito dai banditi lungo la strada. Un’opera importante, necessaria, ma non più sufficiente.